25 anni fa il Parlamento italiano approvava la legge per la messa al bando delle mine antiuomo

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Il 29 ottobre 1997 il Parlamento italiano approvava la Legge n° 374 per la messa al bando delle mine antiuomo, vietandone l’uso, la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita, la cessione a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione, la detenzione, persino la cessione di brevetti.

Questo importante risultato fu reso possibile anche grazie al forte impegno di Emergency, che sfruttò uno strumento semplice quanto efficace: le cartoline. Sul fronte c’erano scritti  i nomi dei pazienti dell’ospedale di Emergency a Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno, sul retro i punti da inserire nel disegno di legge per chiedere la messa al bando delle mine antiuomo.

Insieme  a EMERGENCY si mobilitarono diverse altre realtà e la carta stampata, attraverso uscite su riviste e periodici.

Lo straordinario risultato fu che  1 milione di cartoline furono firmate e inviate da privati cittadini al Quirinale, all’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: il ministro degli Esteri affermò di impegnarsi anche per la distruzione degli ordigni posseduti, in seguito a «le sollecitazioni del Parlamento Nazionale e le crescenti preoccupazioni dell’opinione pubblica italiana» che avevamo contribuito a mobilitare.

A dicembre del 2021 è stata varata in Italia la legge n° 220 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” che ha esteso il divieto di finanziamento ai produttori anche per questi ordigni.

Il Trattato internazionale per la messa al bando delle mine del 1997 

Il Trattato internazionale per la messa al bando delle mine del 1997 vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo. La Russia non è tra i 164 paesi che hanno aderito al trattato. Mentre l’Ucraina ha firmato il trattato di divieto il 24 febbraio 1999, ma è diventata uno stato parte il 1 giugno 2006.

Tutt’oggi diversi Paesi grandi produttori di armi, non lo hanno firmato. Tra questi, Russia, Cina, Stati Uniti, Pakistan, India, Iran, le due Coree. Ferme nei magazzini legali e illegali di tutto il mondo si trovano milioni di mine, pronte per essere utilizzate.

Milioni di mine disseminate nel mondo continuano a uccidere 

A fine 2020, più di 187 km² risultavano minati in Afghanistan. Ancora oggi, negli ospedali di Emergency  Paese si ricevono  feriti da mine e ordigni inesplosi.

L’Iraq è tra i Paesi più contaminati al mondo per estensione del territorio minato: nel Landmine Monitor 2021 si stimano circa 1.119,95 km² di superficie contaminata, e ulteriori 596,27 km² di contaminazione da IED (ordigni esplosivi improvvisati).

L’eredità di decenni di guerre: con il vicino Iran tra il 1980 e il 1988, la prima guerra del Golfo del 1991 e l’invasione della coalizione internazionale a guida statunitense del 2003. Alla contaminazione del suolo iracheno ha poi significativamente contribuito, con mine improvvisate e altri ordigni esplosivi, l’occupazione di larghe porzioni di territorio da parte di Daesh tra il 2014 e il 2017.

Alla fine dei combattimenti, nel 2017, nel Paese si contavano ancora almeno 20 milioni di mine e tra i 2 e i 6 milioni di altri residui bellici esplosivi: il totale effettivo rimane incerto ed è probabilmente superiore. Dal 2015, in Iraq è attiva una missione dell’UNMAS, l’agenzia ONU per l’Azione contro le Mine: bonificare l’intero Iraq, ai ritmi attuali, potrebbe richiedere decenni, se non secoli.

Il Kurdistan iracheno è tra le aree più contaminate al mondo: proprio qui si concentra l’attività di EMERGENCY grazie al Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya, che è diventato un punto di riferimento per tutto il Paese, ma anche per la Siria e l’Iran.

Sono oltre 13.500 le protesi garantite in Iraq a pazienti mutilati da mine, residuati bellici, ordigni esplosivi improvvisati: più di 300 solo nei primi 6 mesi del 2022.

 

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Immagine di copertina: Atlante Guerre