Taranto, class action contro l’ex Ilva: il Tribunale di Milano rimette gli atti alla Corte di Giustizia europea

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La Corte di Giustizia europea dovrà decidere nel merito della class action a richiesta inibitoria con cui si chiede la chiusura dell’ex Ilva di Taranto, a causa delle emissioni inquinanti. Lo ha deciso il 19 settembre la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale civile di Milano presieduta da Angelo Mambriani, esaminando l’istanza presentata da undici cittadini di Taranto, dall’associazione “Genitori Tarantini” e da un ragazzo di 8  anni colpito da una rarissima malattia.

Le questioni poste dai giudici 

I giudici hanno  ravvisato alcune criticità tra le misure italiane per l’organizzazione tecnica degli impianti e gli effetti nocivi sulla salute, pertanto hanno rimesso alla Corte di Giustizia europea tre questioni relative all’interpretazione della normativa europea in materia di emissioni inquinanti di impianti industriali: il “ruolo della Valutazione di Danno Sanitario nel procedimento di rilascio e riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia)”, il “set delle sostanze nocive che devono essere considerate ai fini del rilascio e riesame” dell’Aia e i “tempi di adeguamento delle attività industriali svolte alle prescrizioni” dell’Aia.

«Siamo soddisfatti dell’esito dell’udienza di Milano – afferma Massimo Castellana di “Genitori Tarantini” – perché adesso sarà l Corte Europea di Giustizia ad occuparsi del caso ex Ilva e di quanto sia negativo il suo impatto sull’ambiente nonché sulla vita e la salute dei tarantini ma anche di quanti lavorano in quella fabbrica».

Un passo indietro: la prima class action con richiesta inibitoria 

Un anno fa, l’associazione “Genitori Tarantini” ha ottenuto la prima class action della storia della Repubblica italiana con richiesta inibitoria. In particolare questa norma consente di ottenere l’inibitoria di comportamenti illeciti da parte delle imprese su ricorso di soggetti aventi interessi omogenei.

“Abbiamo deciso di avvalerci di tale norma e di promuovere una azione inibitoria collettiva contro Acciaierie d’Italia Holding s.p.a., Acciaierie d’Italia s.p.a. e contro ILVA s.p.a., al fine di ottenere la cessazione delle loro condotte che provocano danni ingiusti ai residenti, per la lesione del diritto alla salute e del diritto al tranquillo svolgimento della vita familiare causati dall’inquinamento da parte di impianti tuttora non rispettosi delle norme di qualità ambientali.

L’iniziativa è sorta all’interno della nostra associazione Genitori Tarantini ETS che, non avendo la legittimazione a proporla in proprio, ha cercato e trovato il sostegno di persone fisiche, coraggiose ed altruiste, da tempo impegnate nella lotta che condividiamo, le quali hanno deciso di agire in proprio spendendo il loro nome” ha spiegato il portavoce dell’associazione Genitori Tarantini.

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