Come cambierà il reddito di cittadinanza

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Tra le diverse misure della prima legge di bilancio del governo Meloni, c’è anche la modifica del reddito di cittadinanza, il cavallo di battaglia del M5S.

Dal 1° gennaio 2023 alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età  o donne in gravidanza) sarà riconosciuto il reddito nel limite massimo di 7/8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. E’ inoltre previsto un periodo di almeno sei mesi di partecipazione a un corso di formazione o riqualificazione professionale. In mancanza, decade il beneficio del reddito. Si decade anche nel caso in cui si rifiuti la prima offerta congrua.

Nella nota del Mef si legge che il reddito di cittadinanza verrà abrogato nel 2024 e sarà sostituito da una nuova riforma.

«Avremmo avuto bisogno di più tempo per fare una riforma complessiva, che faremo, ma intanto stabiliamo che si continua a tutelare chi non può lavorare, disabili, anziani, famiglie prive di reddito con minori a carico, donne in gravidanza» ha dichiarato la presidente Meloni durante la conferenza stampa.

Alcuni dati 

Stando ai dati Anpal del 30 giugno 2022,  su 2,3 milioni di percettori del reddito di cittadinanza, ci sarebbero  919.916 i beneficiari del reddito di cittadinanza indirizzati ai servizi per il lavoro. Di questi 173mila (18,8%) risultano occupati, 660mila (il 71,8%) sono tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro e i restanti 86mila (9,4%) risultano esonerati, esclusi o rinviati ai servizi sociali.

La metà degli occupati il 53,5%, ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato o in apprendistato. Gli under 30 fanno invece registrare il livello maggiore di precarietà: tra questi, infatti, sono oltre il 55% coloro che hanno un contratto a termine. Fra tutti i beneficiari che lavorano con contratti a tempo determinato (il 39,2%), oltre la metà ha un contratto con durata pari o inferiore a 6 mesi.

Dei 660mila beneficiari soggetti al patto per il lavoro (dunque non occupati, non esonerati e non rinviati ai servizi sociali), quasi i tre quarti – il 72,8%, corrispondente a 480mila persone – non ha avuto un contratto di lavoro subordinato o para-subordinato negli ultimi 3 anni. Il 70,8% ha al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore e solo il 2,8% un titolo di livello terziario, mentre un quarto ha un diploma di scuola secondaria superiore.
I soggetti presi in carico dai servizi per il lavoro sono 280mila, pari al 42,5% dei 660mila soggetti al patto per il lavoro.

IL punto nero delle politiche attive del lavoro 

Uno dei temi poco raccontati è la  capacità del sistema di collocamento di essere strumento efficiente per la collocazione degli inoccupati e percettori del sussidio.

Come spiega Ipsoa, il successo del sussidio si è avuto quando i sistemi di politiche attive sono stati in grado di limitare temporalmente le fasi di transizione fra un rapporto di lavoro e l’altro e creare percorsi di riqualificazione che hanno generato una catena di valore da reimmettere nel mercato del lavoro.

Invece nel nostro Paese è avvenuto l’opposto, ovvero è stato introdotto  uno strumento di sostegno al reddito non accompagnato da un adeguato sistema di politiche attive del lavoro. 

Tuttavia, occorre sottolineare che nonostante i legislatori non abbiano avuto i risultati sperati nell’ambito della collocazione lavorativa, nell’ultimo rapporto l Istat spiega che il Rdc e reddito di emergenza nel 2020 hanno evitato che circa un milione di cittadini arrivasse sotto la soglia della povertà assoluta.

Le reazioni dell’opposizione  all’annuncio del cambiamento del Rdc 

Il presidente del M5S Giuseppe Conte si è detto pronto a scendere in piazza contro questo piano folle.

 

“Prendersela con le persone più povere, abbattendo il reddito di cittadinanza mentre c’è il caro bollette, i prezzi in aumento per l’inflazione ed alla vigilia di una recessione è la cosa più vigliacca che un governo possa fare. E poi lo sfregio dell’aumento del tetto al contante…” ha scritto su Twitter Elio Vito dei Radicali. 

Il deputato del Pd Alessandro Zan

 

Immagine di copertina: governo.it