Congo, i bambini schiavi del cobalto

Da anni in Congo si consuma lo sfruttamento dei minori nelle miniere di cobalto, un materiale essenziale per creare batterie agli ioni di litio, presenti in moltissimi cellulari, computer, macchine e biciclette elettriche. Tra il 40 e il 70% del cobalto proviene dalla Repubblica Democratica del Congo.
I bambini scavano le miniere a mani nude e sono costretti a trasportare sacchi anche di 20 e 40 kg. La maggior parte lavora 12 ore al giorno senza alcuna protezione per guadagnare fino a 1 -2 euro all’ora. Molti hanno dovuto abbandonare la scuola poichè i genitori non sono in grado di sostenere le tasse scolastiche. A causa dei pesi e delle condizioni precarie, i bambini subiscono lesioni muscolari o della colonna vertebrale, deformazioni ossee e articolari o ancora sono esposti a tubercolosi, febbre tifoidea e infezioni cutanee. Tutto questo avviene nella totale indifferenza di diverse multinazionali che utilizzano il cobalto per produrre i prodotti elettronici.

Nel 2017 Amnesty International e Sky News hanno denunciato la situazione dei minori nelle miniere con un reportage.
Il gruppo International Rights Advocates nel 2019 ha intentato una causa contro Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla a nome di quattordici famiglie congolesi, i cui bambini sono morti o sono rimasti menomati durante l’estrazione del minerale. Ma la causa è stata archiviata nel 2021.

La petizione di Still I Rise

La campagna di Still I rise accende i riflettori sulle violazioni dei diritti umani, dei bambini e dell’ambiente, nella Repubblica Democratica del Congo.

L’Unione Europea l’ha definito un “materiale critico”, fondamentale per la transizione energetica, con previsioni di incremento della domanda di 5 volte entro il 2030, e di 15 volte entro il 2050.

Com’è possibile che nel 2022 le grandi multinazionali dell’hi-tech continuino a chiudere un occhio sulla filiera dei loro prodotti, macchiata di sangue, sudore e dolore di decine di migliaia di bambini?

La legge lo permette. Al momento, chi vende prodotti elettronici a batterie contenenti cobalto in Europa è tenuto unicamente a presentare la lista dei propri fornitori.

Una nuova direttiva europea sul dovere di due diligence aziendale è in discussione al Parlamento Europeo.

Pertanto con la petizione si chiede:

  1. L’integrazione della due diligence obbligatoria in materia di diritti umani e ambientali nelle attività delle imprese e nelle loro catene del valore, che comprenda tutti i passaggi, dall’estrazione mineraria alla vendita del dispositivo finale. I cittadini europei che acquistano un prodotto contenente questo metallo devono avere la certezza che gli standard minimi di diritti umani e ambientali siano stati rispettati in tutta la filiera.
  2. Le autorità indipendenti, imparziali ed esterne controllino l’attuazione delle norme di due diligence da parte delle aziende. In caso di inosservanza, l’autorità dovrebbe esigere che l’azienda si adegui e, se ciò non avviene, l’autorità dovrebbe vietare che le aziende che non rispettano gli standard minimi possano vendere all’interno del mercato UE.

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