Congo, lo sfruttamento dei minori nelle miniere di cobalto e la complicità delle multinazionali

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Da anni in Congo si consuma lo sfruttamento dei minori nelle miniere di cobalto. I bambini scavano le miniere a mani nude e sono costretti a trasportare sacchi anche di 20 e 40 kg. La maggior parte lavora 12 ore al giorno senza alcuna protezione  per guadagnare fino a 1 -2 euro all’ora. Molti hanno dovuto abbandonare la scuola perchè i genitori non sono in grado di sostenere le tasse scolastiche. Tutto questo avviene nella totale indifferenza di diverse multinazionali che utilizzano il cobalto per produrre i  prodotti elettronici. 

Nel 2017 Amnesty International e Sky News  denunciarono la situazione dei minori nelle miniere con un reportage. 


Il 31 agosto 2017  il ministro del Lavoro e del Benessere sociale, Lambert Matuku Memas, accogliendo le raccomandazioni presentate in un rapporto pubblicato nel 2016 da Amnesty International e Afrewatch, annunciò che il governo avrebbe  adottato una strategia nazionale con l’obiettivo di porre fine entro il 2025 al lavoro minorile nelle miniere artigianali della Repubblica Democratica del Congo.

L’indifferenza e la responsabilità delle multinazionali 

Il cobalto è tra i minerali più richiesti dalle grandi industrie elettroniche. Tutte le aziende di telefonia lo utilizzano  per fabbricare  cellulari, tablet, computer portatili e altri materiali elettronici. Secondo le stime del governo, il 20% del cobalto attualmente esportato dalla RdC proviene da minatori artigianali nella parte meridionale del paese.

Già nel 2016 Amnesty International e  Afrewatch accusarono apertamente sedici multinazionali Ahong, Apple, Byd, Daimler, Dell, Hp, Huawei, Inventec, Lenovo, Lg, Microsoft, Samsung, Sony, Vodafone, Volkswagen et Zte, perchè non erano in grado di affermare che il cobalto che utilizzavano non era quello estratto dai bambini.  Una situazione paradossale dettata dall’indifferenza e dalla volontà di fare alti profitti a bassi costi. In quell’occasione Amnesty International sottolineò la mancanza di un regolamento nel mercato globale del cobalto non inserito nemmeno nella lista dei “minerali dei conflitti”.

Nel 2017 Apple fu la prima azienda a pubblicare la lista dei suoi fornitori di cobalto. Dell e Hp iniziarono ad indagare sui fornitori e ad applicare politiche più rigorose per individuare i rischi di violazione dei diritti umani. Nonostante qualche piccolo passo in avanti,  tutt’oggi vi è una mancanza di trasparenza in quanto non si rendono note le valutazioni  sui rischi di violazione dei diritti umani nella catena dei fornitori.

 La causa intentata da 14 famiglie congolsi contro Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla.

Il gruppo International Rights Advocates nel 2019 intentò una causa contro Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla a nome di quattordici famiglie congolesi, i cui bambini sono morti o sono rimasti menomati durante l’estrazione del minerale.

Secondo l’accusa le multinazionali di tecnologia stavano “consapevolmente traendo beneficio dall’estrazione artigianale”, aiutando e favorendo l’uso crudele e brutale dei bambini per estrarre il cobalto.
Le famiglie dei bambini morti e feriti chiesero inoltre i danni non solo per lo sfruttamento, ma anche per l’arricchimento ingiusto e negligente delle multinazionali tecnologiche.

La causa archiviata

Il 2 novembre 2021 il tribunale distrettuale degli Stati Uniti ha respinto la causa legale intentata contro le cinque multinazioni tecnologiche accusate delle morti e delle ferite gravi dei bambini congolesi. Per il tribunale “ll danno che adducono non è riconducibile a nessun imputato.” Inoltre, il Trafficking Victims Protection Reauthorization Act invocato dai querelanti non si applica extraterritorialmente, visto che le presunte violazioni sono avvenute  fuori dagli Stati Uniti.

Photo Credits: Amnesty International – Afrewatch