Crisi energetica: chi rischia di chiudere e chi registra fatturati da capogiro

A causa dei rincari di gas e luce molte piccole e medie imprese sono a rischio chiusura. Dall’altra  parte ci sono le aziende  energetiche che, “sfruttando” questa congiuntura così negativa, registrano fatturati da capogiro. Nei primi 5 mesi di quest’anno hanno visto aumentare i ricavi, rispetto allo stesso periodo del 2021, del 60 per cento. Stiamo parlando di attività industriali estrattive di materie prime energetica e dell’industria della raffinazione. Ad affermarlo è il centro studi della Cgia di Mestre.

Le difficoltà delle Pmi e dei distretti 

Con gli aumenti delle bollette- afferma la Cgia- non sono a rischio solo le imprese energivore. Per quanto riguarda il consumo gas, le difficoltà stanno interessando anche le imprese del vetro, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione di laterizi, la meccanica pesante, l’alimentazione e la chimica etc.
Per l’energia elettrica, invece, rischiano il blackout le acciaierie/fonderie, l’alimentare, la logistica, il commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.), alberghi, bar-ristoranti, altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, palestre, impianti sportivi, etc.).

Confesercenti ha lanciato l’allarme anche per le piccole imprese di turismo e terziario, che si troveranno a pagare nei prossimi 12 mesi una maxi-bolletta da 11 miliardi di euro, circa 8 miliardi in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Una stangata insostenibile, che rischia di mettere fuori mercato 90mila attività. 

A pagare la bolletta più salata saranno le imprese del comparto della ristorazione, che si troveranno a spendere – a parità di consumi – quasi 2 miliardi di euro in più (+1.944 milioni), mentre per i bar e le altre attività senza cucina l’aggravio sarebbe di poco più di un miliardo di euro (+1.045 milioni).

Di grande rilevanza anche l’impatto sulla ricettività alberghiera: per hotel, pensioni e alberghi di piccole dimensioni l’esborso aggiuntivo sarà di oltre 1,5 miliardi di euro (+1.575 milioni).
Per i negozi di vicinato, invece, il caro-bollette costerà 912 milioni di euro in più, mentre l’aumento di spesa per i distributori carburanti italiani sarà di +436 milioni di euro in dodici mesi. 

La Cgia segnala anche problemi nei distretti produttivi, anch’essi motore economico del nostro Paese. I distretti che hanno mostrato importanti segnali di crisi sono :

– Cartario di Lucca-Capannori;
– Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova;
– Metalli di Brescia-Lumezzane;
– Metalmeccanico basso mantovano;
– Metalmeccanico di Lecco;
-Piastrelle di Sassuolo;
-Terme Euganee;
-Termomeccanica Padova;
-Vetro di Murano.

Cgia: le imprese energetiche che hanno registrato un fatturato del + 60% 

Con riferimento al periodo gennaio-maggio, la crescita del fatturato delle imprese del settore energetico nel 2019 è stata dello +0,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; successivamente, in
piena pandemia i ricavi invece sono crollati del 34,6 per cento (gennaio-maggio 2020 sullo stesso periodo anno precedente) diversamente, nei primi 5 mesi del 2021 la variazione è stata del +19,6 per cento. Quest’anno, infine, il fatturato ha subito una impennata impressionante che, come dicevamo, è stata del +60 per cento.

E’ importante chiarire- afferma Cgia- che un aumento del fatturato non sempre corrisponde a un incremento dell’utile. Tuttavia appare evidente che il risultato di quest’anno è positivo, ma non hanno versato almeno quanto imposto dal governo, almeno per la prima scadenza del 30 giugno.

Con il decreto Aiuti le imprese energetiche sono state obbligate ad applicare un’aliquota del 25 per cento sugli extraprofitti ottenuti grazie all’aumento dei prezzi di gas e petrolio. Dei 4,2 miliardi di euro attesi con la prima rata, lo Stato ha incassato poco meno di 1 miliardo. Se la nuova norma per recuperare queste mancate entrate inserita nel decreto Aiuti bis non dovesse avere effetto, l’erario potrebbe perdere quest’anno oltre 9 miliardi dei 10,5 previsti con l’introduzione di questa tassazione sugli extraprofitti.
Certo, di fronte agli aumenti registrati in questi ultimi giorni, 9 miliardi di euro farebbero ben poco per calmierare i costi delle bollette di famiglie e imprese.

Le proposte 

Per la Cgia è fondamentale introdurre un price cap a livello europeo, sganciare dalle quotazioni del gas il prezzo dell’energia ricavata dalle fonti rinnovabili e abbassare ulteriormente imposte, oneri e Iva sulle bollette. Ci sono misure tampone che possono essere applicate subito, poi c’è il price cap che richiede dei tempi di approvazione eccessivamente lunghi. Da subito Bruxelles dovrebbe alleggerire le regole sul debito pubblico e sugli aiuti di Stato alle imprese. Insomma, dovrebbe consentire lo scostamento di bilancio, permettendo ai singoli Paesi di indebitarsi per lenire gli aumenti di luce e gas a famiglie e imprese. In secondo luogo, l’UE dovrebbe “chiedere” a Olanda e Norvegia di tornare ad essere leader europei nell’estrazione di gas naturale attraverso un intervento persuasivo del Consiglio europeo su Amsterdam e Oslo, l’aumento della produzione comporterebbe, anche a livello psicologico, effetti molto positivi che, quasi sicuramente, si tradurrebbero in una contrazione delle quotazioni dei prodotti energetici, consentendo a tutta Europa di tirare un sospiro di sollievo.

 

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