Crisi energetica, l’Europa è divisa sul price cap

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L’Europa è divisa sul price cap, la misura su cui da mesi spinge l’Italia. In particolare rimane contraria la Germania che ha annunciato un maxi piano da 200 miliardi contro il caro energia. Per il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, il price cap sul gas della Russia è una sanzione. Pertanto Berlino chiede un’altra soluzione. «Ci sono strumenti che, a mio avviso, dovrebbero essere adottati immediatamente, come la comunità di acquisto comune, in cui il potere di mercato dell’Europa venga utilizzato in modo intelligente e coordinato, riducendo così i prezzi», ha spiegato Habeck. 

Nei giorni scorsi l’Italia ha inviato una lettera a Bruxelles, firmata da altri dodici Paesi, in cui descriveva il price cap come  «l’unica misura che aiuterà a mitigare la pressione inflazionistica, gestire le aspettative e limitare gli extra-profitti del settore».

Un accordo sul price cap stenta ad arrivare. La rabbia del Presidente del consiglio Mario Draghi si è fatta sentire anche al castello di Praga. «Stiamo discutendo di gas da sette mesi. Abbiamo speso decine di miliardi dei contribuenti europei, serviti a foraggiare la guerra di Mosca e non abbiamo ancora risolto nulla. Se non avessimo perso così tanto tempo ora non ci troveremmo sull’orlo della recessione»,  dice chi l’ha ascoltato.

Mario Draghi imputerebbe la rottura del fronte della solidarietà europea a  Olaf Sholz, cancelliere della Germania, che ha varato 200 miliardi  per mettere in sicurezza cittadini e imprese tedesche  senza pensare al resto d’Europa e a Mark Rutte, premier olandese, per   le resistenze al disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas.

Il governo in questi mesi ha speso 60 miliardi per affrontare la crisi energetica, il governo di Giorgia Meloni non avrà spazio per fare altro deficit.

Il prossimo incontro europeo è in programma per il 20 e il 21 ottobre, e rappresenterà l’ultima chance per varare il price cap sul gas, anche se anche questo rischia di chiudersi con un nulla di fatto.

Cosa significa price cap 

Il price cap è un tetto temporaneo al prezzo del gas importato dalla Russia. Si  tratta di uno strumento regolatorio che pone un limite al prezzo di acquisto della materia prima,  e consente al consumatore finale di pagare un prezzo che non potrà mai essere superiore alla soglia prestabilita.

Alla riunione del G7 tenutasi a Berlino lo scorso 2 settembre, i Ministri delle finanze hanno discusso delle politiche energetiche e degli effetti conseguenti al conflitto bellico internazionale in atto, promuovendo l’introduzione di un “price cap” per l’acquisto del gas russo al fine di ridurre certamente le entrate russe (indispensabili al finanziamento del conflitto, in aggiunta alle numerose sanzioni già applicate), ma soprattutto per limitare l’aumento incontrollato dei prezzi del gas le imprese e famiglie europee.

Il 9 settembre il vertice dei ministri Ue dell’Energia si è concluso con un nulla di fatto soprattutto sulla principale misura: il price cap. Su 27 Paesi, 15 soli sono espressi a favore e 5 contrari come la Germania e l’Ungheria.
I ministri hanno chiesto alla Commissione europea di proporre interventi temporanei e di emergenza, compreso il price cap, entro la metà di settembre.

Il 30 settembre a Bruxelles si è tenuto il vertice tra i ministri europei all’Energia, ma il price cap non era all’ordine del giorno. E’ stato raggiunto solo un accordo per mitigare i prezzi dell’energia, basato su tre misure. La prima prevede un taglio del 10% ai consumi di energia elettrica, che scende al 5% nelle ore di punta, da dicembre 2022 a marzo 2023. La seconda misura è un tetto agli extra-ricavi delle grandi aziende energetiche che producono elettricità da fonti a basso costo, come rinnovabili, nucleare e carbone. La terza  Bruxelles chiederà alle compagnie di oil & gas di versare una «tassa di solidarietà» sulla base dei profitti straordinari realizzati nel 2022, calcolati sulla base della media degli ultimi quattro anni.