Egitto, dietro alla Cop27 c’è un regime repressivo

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Nelle ultime due settimane centinaia di persone sono state arrestate in Egitto per aver invocato proteste durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop27). La Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) ha condiviso la documentazione con Human Rights Watch sugli arresti di quasi 700 persone tra il 1° ottobre e il 14 novembre 2022.

Amnesty International sollecitata  un’azione  importante, coordinata e globale per affrontare il cambiamento climatico, e chiede  ai leader del mondo di manifestare pubblicamente la loro solidarietà con la società civile egiziana sotto assedio e di premere sulle autorità del Cairo affinché pongano fine all’attacco in corso da anni ai diritti umani.

La grave condotta dell’Egitto è stata criticata anche da Berlino. “Assumere una responsabilità globale significa soprattutto anche assumersi la responsabilità della tutela dei diritti umani. Tuttavia, la situazione dei diritti umani in Egitto non rende giustizia a tutto questo”. Lo ha dichiarato in una nota Luise Amtsberg, Commissaria per i diritti umani del governo tedesco, in occasione dell’apertura della Cop27.

Il 13 novembre, l’ ambasciata tedesca al Cairo ha presentato una denuncia al governo egiziano perchè gli agenti di sicurezza egiziani monitoravano e filmavano gli eventi tenutisi presso il padiglione tedesco. Le Nazioni Unite hanno annunciato che stanno indagando su queste accuse, mentre il capo della delegazione egiziana alla COP27 ha respinto le accuse come “ridicole”.

Le misure prese dal governo egiziano 

Secondo i media locali, negli ultimi giorni le autorità hanno intensificato i posti di blocco della polizia nel centro del Cairo e intorno alle strade vitali della città, fermando arbitrariamente le persone e costringendole a rinunciare ai loro telefoni per controlli incostituzionali sui loro contenuti sui social media. Le autorità hanno ripetutamente istituito tali posti di blocco in occasione di eventi importanti negli ultimi anni, provocando dozzine di arresti arbitrari .

Prima dell’inizio della conferenza, il sito web della COP27 ha pubblicato linee guida su proteste e manifestazioni che richiedono agli organizzatori di fornire una notifica con 36 ore di anticipo e di rivelare lo scopo della protesta o della manifestazione, la sua data, l’entità organizzatrice e un punto focale designato con una copia del badge della conferenza. La protesta o la marcia possono svolgersi solo tra le 10:00 e le 17:00 durante l’orario di apertura del sito. Per le marce a Sharm El-Sheikh, gli organizzatori devono fornire una notifica con 48 ore di anticipo insieme ad altri dettagli.

Le autorità hanno annunciato di aver installato  telecamere di sorveglianza in tutti gli 800 taxi di Sharm el Sheikh, sostenendo che questa misura era necessaria per “monitorare il comportamento del conducente” con turisti e visitatori e “non per sorvegliare le persone”. All’inizio di novembre, 500 taxi sarebbero già monitorati dalle telecamere che registrano audio-video di ciò che accade all’interno del taxi e sono collegati a un “osservatorio di sicurezza” gestito dal famigerato ministero dell’Interno egiziano.

La Zona Verde 

Per accedere alla cosiddetta “Zona Verde”, cioè l’accesso del pubblico alle discussioni sul clima a Sharm El-Sheikh, è necessario registrarsi online. Al richiedente vengono chiesti di fornire informazioni personali, inclusi i numeri di passaporto e di citare un’affiliazione a un gruppo partecipante, chiudendolo di fatto alle persone interessate che non sono affiliate ai media o a qualsiasi gruppo partecipante.

Human Rights Watch e una dozzina di altre organizzazioni hanno avvertito che le restrizioni imposte da parte del governo del presidente Abdel Fattah al-Sisi ostacolerebbero effettivamente una partecipazione significativa di gruppi non governativi e giornalisti durante la COP, impedendo un successo e ambizioso risultato del vertice sul clima.

 

Fonti 

Human Rights Watch 

Amnesty International 

 

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