Il consiglio comunale di Verona revoca le mozioni omofobe del 1995

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Venerdì 17 novembre il Consiglio comunale di Verona ha cancellato delle mozioni omofobe che respingevano le risoluzioni europee in tema di pari dignità delle persone con diverso orientamento sessuale e di genere, ponendo l’accento solo sulla famiglia tradizionale.

“La revoca delle mozioni omofobe del 1995 sottoscritto dai capigruppo di maggioranza (Partito Democratico, Lista Tommasi Sindaco, Verona in Comune e Traguardi) è un atto dovuto che consente di riscattare la città di Verona da uno degli atti di indirizzo più retrogradi concepiti dalla destra veronese, che ha lavorato per dividere ed escludere anziché per unire ed integrare”. È quanto si legge in una nota del gruppo consiliare comunale Pd Verona. 

Le tre mozioni omofobe 

L’Una, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio dei Ministri, lo scorso dicembre, ha inviato  una lettera al Consiglio comunale di Verona per chiedere la cancellazione della mozione 336 approvata il 14 luglio del 1995 che “ impegna l’amministrazione comunale a non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna” .

Lo stesso anno fu approvata la mozione 383 del 18 giugno, in cui si chiedeva al Comune di impegnarsi a  “ non consentire discriminazioni a carico di convivenze diverse da quelle fondate sul matrimonio”. Il 14 luglio fu  approvata un’altra mozione n 336 in cui si sottolineava che  la sola famiglia è quella costituita “dall’unione uomo e donna e non d’alleato convivenza”; e che alla luce di questa mozione, il Consiglio comunale non solo respingeva la risoluzione del 1984 del Parlamento europeo, ma sottolineava che questa faceva “confusione tra ciò che è normale e ciò che è anormale”.

La cancellazione delle mozioni 

Con l’ordine del giorno, il  Consiglio comunale ha cancellato queste mozioni  (atti amministrativi)  in quanto non rispettano le normative europee, sono in contrasto con la  Costituzione (art 2 e 3), la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,  con le risoluzioni e le raccomandazioni del Parlamento europeo in materia di omofobia, transfobia, bisfobia, e discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e identità di genere.