Il Parlamento approva lo scostamento di bilancio: cosa significa

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Mercoledì 9 novembre il Parlamento ha approvato  la proposta di risoluzione n. 100, presentata dai Capigruppo di maggioranza, sulla Relazione al Parlamento riguardante il nuovo piano di rientro dal deficit. In altre parole il governo Meloni ha ricevuto dal Parlamento l’ok per uno scostamento di bilancio* di 9,1 miliardi di euro, che saranno impiegati per contrastare gli effetti negativi dell’incremento dei prezzi dei prodotti energetici, che ricadono sulle bollette delle famiglie.

In particolare le due aule si sono espresse su una relazione presentata dal governo Meloni, ai sensi della legge n243 /2012, che permette di spendere più risorse, in caso di “eventi eccezionali”, deviando gli obiettivi Ue per ridurre il deficit.

La relazione

Nella relazione si spiega che la crisi energetica  rimane la preoccupazione principale delle aziende e delle famiglie ed un freno per l’attività, specialmente nei settori ad alta intensità energetica. La diffusione dell’incremento dei prezzi alle altre componenti dell’indice ha portato l’inflazione di fondo (al netto dell’energia e degli alimentari freschi) al 5,7 per cento. In questo contesto le prospettive di crescita dell’economia per il prossimo futuro appaiono oggi più deboli e incerte. La previsione tendenziale di crescita per il 2023, tenuto anche conto degli sviluppi attesi per gli ultimi mesi dell’anno in corso, è rivista al ribasso allo 0,3 per
cento, rispetto allo 0,6 per cento stimato a settembre nella NADEF.

Il Governo già dallo scorso anno ha risposto al repentino aumento dei prezzi dei prodotti energetici con misure di contenimento dei costi per gli utenti di gas ed energia elettrica.
Il pacchetto di misure adottate nel corso del 2021 e 2022 è quantificabile in circa 63,1 miliardi, (3,3 per cento del PIL) di cui 5,5 miliardi (0,3 per cento del PIL) per il 2021 e 57,6 miliardi (3,0per cento del PIL) per il 2022, inclusivi dei 3,8 miliardi stanziati con la legge di bilancio per il 2022.Inoltre, si può anche stimare che per l’effetto di tali misure, l’aumento della bolletta energetica pagata da imprese e famiglie nel primo semestre di quest’anno si sia ridotto di almeno un quarto rispetto a uno scenario senza interventi. 

Pertanto, il Governo, dopo aver sentito la Commissione europea, nella relazione ha chiesto l’autorizzazione al ricorso all’indebitamento nell’anno 2022 per l’utilizzo del margine di 9,1 miliardi di euro, quale differenza tra l’andamento tendenziale (5,1 per cento) e quello programmatico (confermato al 5,6 per cento) da destinare al finanziamento di interventi di contrasto agli effetti negativi dell’incremento dei prezzi dei prodotti energetici su famiglie, imprese ed enti, nonché altre misure inerenti al settore dell’energia.

Il Governo ha anche chiesto l’autorizzazione alla revisione degli obiettivi programmatici di indebitamento netto per un importo in termini percentuali di PIL pari a 0,6 per cento nel 2023, 0,4 per cento nel 2024 e 0,2 per cento del 2025.
Il livello programmatico di indebitamento netto in rapporto al PIL è pari a 5,6 per cento nel 2022, 4,5 per cento nel 2023, 3,7 per cento nel 2024 e 3 per cento nel 2025, corrispondenti in termini strutturali al 6,1 per cento nel 2022, al 4,8 per cento nel 2023, al 4,2 per cento nel 2024 ed al 3,6 per cento nel 2025.
Questi livelli permetteranno la disponibilità di un ammontare di risorse, rispetto alla previsione tendenziale, di oltre 21 miliardi di euro per il 2023 e di circa 2,4 miliardi di euro per il 2024.
Queste risorse, con la prossima legge di bilancio, saranno destinate a misure dirette al rafforzamento del contrasto del caro energia per famiglie e imprese.

 

 

*Scostamento di bilancio è l’autorizzazione chiesta dal governo per aumentare il deficit rispetto a quel che era stato previsto nei documenti di finanza pubblica già approvati da Camera e Senato. Naturalmente la richiesta deve essere fatta in relazione all’esistenza di eventi eccezionali.

Fonti 

Senato.it 

Camera.it 

https://www.dt.mef.gov.it/ ( relazione e Legge del 24 dicembre 2012, n. 243)