La condizione delle donne in Afghanistan: dagli anni ’20 ad oggi

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L’Afghanistan oggi è uno dei paesi più maschilisti del mondo. La considerazione della donna è determinata da una combinazione di cultura tribale e religiosa che vede l’uomo al centro del mondo. Ma la condizione della donna in Afghanistan non è stata sempre la stessa.

Un passo indietro

Una piccola svolta dell’emancipazione femminile avvenne nel 1921, con l’abolizione del matrimonio forzato e quello infantile.
Nel 1964 le donne acquisirono il diritto di voto e di essere elette. Nel 1977 Meena Keshwar Kamal, fondò Rawa, il movimento rivoluzionario che difende tutt’oggi  i diritti delle donne. La svolta più importante si ebbe negli anni 70: nel 1978 il governo di Nur Muhammad Taraki concesse il suffragio universale femminile e eguagliò i diritti delle donne con quelli degli uomini. 

L’arrivo di Mujahadeen 

I diritti conquistati dalle donne negli anni precedenti, furono annullati nel 1992 con l’arrivo dei Mujhadeen, che imposero l’hijab e il burqa. Nel 1996, con l’arrivo dei talebani, la situazione peggiorò ulteriormente, vietando alle donne e alle ragazze di partecipare alla vita sociale, economica e politica del paese. Molte donne furono giustiziate per adulterio e altre morirono per l’impossibilità di curarsi perchè i medici erano tutti maschi. 

La presenza militare Usa e Nato 

Nel 2001, con la fine del regime dei talebani, la condizione delle donne migliorò solo nella grandi città, ma nelle zone rurali rimase immutata. I diritti delle donne in questi vent’anni di occupazione militare ci sono stati, ma solo sulla carta.

Nel 2003 l’Afghanistan ratificò la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Tuttavia Amnesty International denunciava violazioni dei diritti umani, in  particolare delle donne.

La nuova Costituzione promulgata il 25 gennaio 2004, sanciva l’uguaglianza tra i sessi, la parità di trattamento tra i sessi davanti alla legge e stabiliva una quota minima di deputate.

Nel 2008 fu approvata la legge nazionale contro la violenza e nel 2018 venne rinnovato il codice penale con una sezione dedicata alla protezione delle donne. 

Tuttavia la realtà era tutt’altro. Il Gender Inequality Index 2020 del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ha posizionato l’Afghanistan al 157esimo posto su 162 Paesi. Durante l’occupazione militare Usa- Nato solo il 13,2% delle donne aveva accesso all’educazione secondaria e solo il 21,6% lavorava e cercava lavoro.

Le donne Rawa sotto l’occupazione Usa-Nato dicevano: “Le donne non hanno visto migliorare la loro condizione se non in alcune limitate parti del paese. In altre zone l’incidenza degli stupri e dei matrimoni forzati è nuovamente in crescita, e le donne continuano a indossare il burqa per paura, per tutelare la propria sicurezza. La guerra al terrorismo ha scacciato i talebani dal governo centrale, ma non ha sradicato il fondamentalismo religioso, che è la causa principale delle nostre sofferenze. I signori della guerra e l’Alleanza del Nord sono ancora al potere e sono appoggiati dal governo USA. Costoro sono ideologicamente simili ai talebani. Essi sono misogini quanto loro”.

Particolarmente critici sono stati i report della Missione Onu UNAMA. Nel 2020 vennero segnalati delitti d’onore, stupri, casi di suicidio per fuggire dalla violenza. Tra il 2010 e il 2020, secondo l’Unama, sono state uccise 2.219 donne, e 390 solo nel 2020.

Il ritorno dei talebani 

Il 15 agosto 2021 i talebani ripresero il potere in Afghanistan, peggiorando ulteriormente la condizione delle donne. Oggi alle donne non è permesso di lavorare, viaggiare se non con il marito o il padre, fare sport, sentire musica o vestirsi a proprio piacimento.

Nella regione settentrionale di Balk e Herat alle donne viene impedito di andare nei bagni pubblici, gli unici luoghi dove è possibile lavarsi con l’acqua calda.

Per quanto concerne l’istruzione, sotto la pressione internazionale, le scuole secondarie femminili avrebbero dovuto riaprire, ma sono rimaste chiuse. 

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