Le tensioni permanenti tra Kosovo e Serbia

In queste settimane si sta registrano l’ennesima tensione tra Kosovo e Serbia. A Mitrovica Nord nel Kosovo settentrionale, cittadina a maggioranza serba, le strade sono state bloccate con alcuni camion, in seguito all’annuncio del presidente serbo Vucic sulle misure che prenderà per proteggere le comunità serbe e la Serbia.  Il 28 dicembre il Kosovo ha chiuso il valico con la Serbia.

La Comunità internazionale è molto preoccupata. «L’Unione europea e gli Usa sono preoccupati per la persistente situazione di tensione nel nord del Kosovo e chiedono a tutti di esercitare la massima moderazione, e di agire immediatamente per una de-escalation senza condizioni, astenendosi da provocazioni, minacce o intimidazioni», si legge in una nota diffusa oggi dal servizio di azione esterna dell’Ue, il “ministero degli Esteri” dei 27.

La questione delle targhe 

Le tensioni iniziarono quando le autorità di Pristina annunciarono che dal 1 agosto a tutti coloro che entravano in Kosovo con una carta d’identità o un passaporto serbo, sarebbe stato emesso un documento provvisorio di tre mesi. Inoltre, non si sarebbe più tollerato l’utilizzo delle targhe serbe per chi fosse residente in Kosovo.

Una via di uscita a questa crisi, seppur provvisoria, arrivò quando il governo kosovaro annunciò di aver posticipato di un mese l’entrata in vigore delle nuove disposizioni “a condizione che tutte le barricate venissero rimosse, e che la libertà di movimento venisse ristabilita”. La decisione di Kurti fu  accolta con favore da parte del blocco euro-atlantico, in particolare da parte dell’Alto Rappresentante Ue per gli affari esteri, Josep Borrell, ma il problema fu solo rimandato di un mese.

L’imposizione delle targhe attuata da Pristina nei confronti dei serbi che vivono in Kosovo è una situazione altamente infiammabile. Per Pristina significa imporre la sua sovranità, mentre per le comunità serbe significa una violazione della propria identità.

A novembre scorso, l’imposizione delle targhe ha portato alle dimissioni in massa di circa 600 poliziotti, giudici e impiegati giudiziari. A fine novembre con la mediazione di Usa e Unione Europea, è stato raggiunto un accordo: Belgrado non avrebbe bloccato le nuove emissioni di targhe; Pristina non avrebbe sanzionato le auto con targa serba.
Tuttavia l’accordo non è stato sufficiente. Il 10 dicembre alcune comunità serbe hanno eretto dei blocchi stradali, dopo l’arresto di un ex poliziotto serbo. In seguito alla richiesta del governo kosovaro di rimuovere i blocchi, le minoranze sono scese in piazza, accusandolo di minacce.

Un passo indietro

Tra il 1998 e 1999 si è consumato uno dei capitoli più sanguinosi dei Balcani: la guerra del Kosovo. La guerra fu combattuta tra l’esercito jugoslavo, controllato dai serbi, e i ribelli kosovari albanesi, che volevano l’indipendenza.

A dare una svolta al conflitto fu l’intervento della Nato contro Milosevic che, fu spinto alla resa, e a ritirare l’esercito serbo dal Kosovo. L’operazione militare, considerata una dei più discussi degli ultimi decenni, lasciò spazio alla missione di peacekeeping Nato, KFOR.

Nel 2008 il Kosovo si dichiarò indipendente dalla Serbia. Fu riconosciuto dall’Ue e Stati Uniti, ma non dagli alleati dei serbi come Russia e Cina.

Attualmente nel Kosovo vivono 100.000 serbi, ma Belgrado e queste comunità non riconoscono il Kosovo come un paese indipendente. Infatti, per loro il governo di Pristina non è legittimo.

Foto di copertina: REUTERS/Fatos Bytyci

Fonti: Ispi

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