L’Italia è l’unico Paese europeo dove il salario medio è diminuito rispetto al 1990

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Spesso leggiamo articoli e interviste dove molti imprenditori lamentano la difficoltà di trovare lavoratori. Molti attribuiscono la colpa al reddito di cittadinanza, ma i dati sul lavoro e sui salari in Italia dicono tutt’altro. Il problema dei salari bassi si è ulteriormente acuito con  l’inflazione.

Dai dati di Osservatorio Job Pricing emerge che l’indice si soddisfazione medio salariale in Italia è molto basso: si attesta su una scala da 0 a 10 intorno al 4.1, rispetto all’anno scorso che era 4.4 .

L’insoddisfazione è più forte per gli operai che, nel mercato, percepiscono salari più bassi. Inoltre il livello di insoddisfazione è maggiore nel Centro e Sud, isole e piccole imprese.

Questo quadro è confermato dalla Relazione del Gruppo di lavoro, secondo il quale in Italia avere un lavoro non basta per non cadere in povertà. Un quarto dei lavoratori italiani ha una retribuzione individuale bassa e più di un lavoratore su dieci si trova in una situazione di povertà.

La principale causa è la bassa produttivi, ovvero la capacità di un’azienda di produrre di più, combinando i vari fattori della produzione attraverso nuove idee e innovazioni tecnologiche, dei processi e dell’organizzazione.

 

In Italia si guadagna meno rispetto al 1990

Negli ultimi 30 anni, nei Paesi Ocse, i salari medi sono andati crescendo. L’unica eccezione è l’Italia che nel 2020 si è guadagnato meno rispetto al 1990.

In Italia, dal 1990 il salario medio annuale è diminuito del 2,9%. Tra il 2012 e il 2019 la variazione è stata minima, ma tra il 2019 e il 2020 c'è stata una diminuzione piuttosto importante, che ha riportato i salari italiani al di sotto dei livelli del 1990.

Cosa succede nel resto dell'Europa

Secondo i dati Ocse, in alcuni paesi europei tra il 2019 e il 2020, nonostante la pandemia, i salari medi sono lievemente aumentati. E' il caso dei Paesi Bassi (+2,4%), e di alcune nazioni dell'Europa centrale tra cui la Slovenia (+2,3%), ma anche dei paesi baltici (soprattutto la Lettonia, con un aumento pari al 7,1%). Mentre in stati come Francia, Spagna e Italia si è registrato un lieve calo, pari rispettivamente al 3,2% per la Francia, al 2,9% per la Spagna e al 5,9% per l'Italia.

Un aumento maggiore si è avuto nei paesi dell'ex blocco sovietico: in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca il salario medio è raddoppiato. Ma le percentuali più alte si riscontrano nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), dove tra il 1995 e il 2020 i salari sono più che triplicati.

Mentre nei Paesi  dell'Europa meridionale come Spagna e Portogallo e in misura minore la Grecia hanno invece registrato degli aumenti decisamente più modesti (13,7% per il Portogallo e 6,2% per la Spagna).

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