Memorandum Italia-Libia: 5 anni di morte, abusi e torture

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A cinque anni dalla firma del Memorandum d’intesa Italia-Libia, non è stato fatto alcun passo avanti sulla tutela dei diritti umani dei migranti. Negli ultimi cinque anni sono state oltre 82.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia nei centri di detenzione. Solo nel 2021 i guardacoste libici, col sostegno di Italia e Unione europea, hanno catturato in mare 32.425 rifugiati e migranti, il numero più alto finora registrato.  In questi cinque anni, più di 8 mila persone hanno perso la vita lungo la rotta del Mediterraneo centrale; 1.500 – di cui 43 bambini – nel 2021.

A nulla sono serviti gli appelli di oltre 40 organizzazioni  all’Italia di non rinnovare gli accordi. Il neo governo Meloni, in perfetta continuità con quelli precedenti, ha scelto di rinnovare per altri tre anni il Memorandum Italia-Libia. Pertanto l’Italia e l’Europa si confermano complici dei crimini che vengono perpetrati in Libia. 

Cosa prevede il Memorandum Italia-Libia 

Il Memorandum Italia- Libia  è stato firmato il 2 febbraio nel 2017 dall’allora Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal primo Ministro del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj. L’accordo regola tutt’oggi la politica tra i due paesi in tema d’immigrazione e sbarchi, nella fattispecie l’Italia addestra ed equipaggia le autorità libiche, mentre quest’ultime intercettano le persone in mare e le riportano in Libia nei centri di detenzione dove subiscono torture e stupri.

La Libia non è un porto sicuro 

Come è stato riconosciuto dalle organizzazioni internazionali, la Libia non è un luogo sicuro per far sbarcare le persone che stanno in mare, perchè è un Paese instabile e non vengono garantiti i diritti umani.

Numerose inchieste giornalistiche e relazioni delle organizzazioni internazionali hanno denunciato il  deterioramento delle condizioni di detenzione dei migranti in Libia, dove vengono consumati abusi, sommarie esecuzioni, torture e sparizioni forzate.

In una relazione del 17 gennaio 2022 il segretario generale delle Nazioni Unite si è dichiarato “gravemente preoccupato” per le continue violazioni dei diritti umani contro i migranti e i rifugiati in Libiatra cui violenze sessuali, traffico di esseri umani ed espulsioni collettive. Il rapporto ha ribadito che “la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco di migranti e rifugiati” e ha ribadito la richiesta agli stati membri coinvolti di “rivedere le politiche che favoriscono gli intercettamenti in mare e il ritorno dei migranti e dei rifugiati in Libia”. Il rapporto ha anche confermato che i guardacoste libici continuano a operare con modalità che pongono in grave pericolo le vite e la salute dei migranti e dei rifugiati che cercano di attraversare il mar Mediterraneo.

Quanto costa all’Italia il Memorandum con la Libia 

Dalla firma dell’accordo l’Italia ha speso 962 milioni di euro per bloccare i flussi migratori in Libia e finanziare le missioni navali italiane ed europee. Una parte di questi soldi, più di 271 milioni di euro – sono stati spesi in missioni nel paese, contribuendo a determinare le condizioni per una maggiore lucrosa industria della detenzione, fatta di tratta di esseri umani, sequestri, abusi di ogni genere. “Il nostro Paese continua a rendersi complice, finanziando la Guardia Costiera o altre autorità libiche palesemente conniventi con i trafficanti di esseri umani”. – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia.

I crimini di guerra e le responsabilità italiane e maltesi

Il 17  gennaio 2022 le Ong Adala for All, SraLi e UpRights hanno depositato un esposto alla Corte Penale Internazionale in merito ai crimi commessi in Libia tra il 2017 e il 2021 contro migliaia, migranti, rifugiati, tra cui donne e bambini, intrappolati nei centri di detenzione. L’esposto chiede alla CPI di esaminare anche le possibili responsabilità penali, non solo degli attori libici, ma anche delle autorità italiane e maltesi. 

Il 28 aprile 2022, nel corso di una regolare informativa al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Libia, il procuratore della Corte penale internazionale (CPI) ha riferito che i crimini commessi contro i migranti in Libia possono costituire crimini contro l’umanità e crimini di guerra e cadere all’interno della giurisdizione della CPI.

 

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