Omicidio Khashoggi, Biden chiede l’immunità per Mohammed bin Salman

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L’amministrazione Biden ha  chiesto a un tribunale statunitense di garantire al principe della Corona saudita Mohammed bin Salman l’immunità nella causa intentata per l’assassinio del giornalista e dissidente Jamal Khashoggi da parte della sua ex fidanzata Hatice Cengiz.

I legali del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno spiegato che l’amministrazione ha “stabilito che l’imputato bin Salman, in quanto capo in carica di un governo straniero gode dell’immunità presso la giurisdizione dei tribunali statunitensi in conseguenza di questo ruolo”. Secondo i legali americani quindi “la dottrina sull’immunità dei capi di Stato è ben consolidata nel diritto consuetudinario internazionale”.

“Jamal oggi è morto di nuovo”, ha scritto Cengiz su Twitter, «pensavamo che forse ci sarebbe stata una luce di giustizia dagli Usa ma, ancora una volta, il denaro è venuto prima. Questo e un mondo che io e Jamal non conosciamo».

Il governo statunitense dovrebbe chinare la testa per la vergogna per quello che non è altro che un triste, grave e completo tradimento. Dapprima le prove del coinvolgimento del principe della Corona nell’omicidio di Khashoggi sono state rigettate dal presidente Trump, poi c’è stato il passo del presidente Biden: tutto fa pensare ad accordi negoziati nel frattempo”.

“Il tentativo del governo saudita di estendere l’immunità a bin Salman semplicemente dichiarandolo primo ministro va oltre il cinismo, ma è sconcertante che l’amministrazione Usa abbia dato credito a questo stratagemma legale. Il messaggio che arriva a coloro che stanno al potere è tremendo: capi di stato e autorità di governo con le mani sporche di sangue, generali delle forze armate che ordinano crimini di guerra, ministri mandanti di sequestri di persona e torture o funzionari corrotti possono operare al di sopra della legge nella totale impunità”.

“Mohammed bin Salman deve andare a processo per rispondere delle gravi accuse nei suoi confronti. Continuiamo a sperare che il sistema giudiziario statunitense respinga gli argomenti del dipartimento della Giustizia e assicuri che il procedimento vada avanti. A nessuno dovrebbe essere garantita l’immunità per crimini così gravi. Amnesty International e l’intero movimento internazionale per i diritti umani non si fermeranno fino a quando i responsabili dell’assassinio di Jamal Khashoggi non saranno portati di fronte alla giustizia”, ha commentato , la segretaria generale di Amnesty International Agnés Callamard in una dichiarazione diffusa.

Il ricatto di bin Salama all’Occidente 

Le prime avvisaglie sull’atteggiamento acquiescente dell’amministrazione Biden nei confronti di bin Salam sono emerse quando  Washington annunciò sanzioni contro 76 individui ritenuti responsabili della macchina repressiva saudita, tranne per il principe saudita bin Salam.

In questo meccanismo c’entra il petrolio e il gas, meglio se è a basso costo. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi sono gli unici due grandi produttori in grado di produrre milioni di barili di petrolio in più, e questo potrebbe aiutare il mercato del greggio in America e in Europa, quando i prezzi della benzina salgono alle stelle.

Come scrive Iannuzzi sul blog del Fatto Quotidiano, il punto rilevante in questa questione è che Washington non ha più quegli strumenti di pressione di cui si avvaleva in passato.  L’Arabia Saudita ormai ha stretti rapporti commerciali  con la Russia e la Cina.

A dimostrare che Washington appare la parte più debole, è il fatto che Riyadh ormai attua una politica energetica indipendente dagli Usa. A nulla è servita la campagna di lobbying americana per convincere Riyadh a mantenere inalterata almeno la produzione del greggio. Ed è in questo contesto che Biden ha abbassato la testa, rinnegando l’atteggiamento intransigente nei confronti del principe saudita bin Salman. 

 

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